Chiese campestri a Trinità d’Agultu

Chiese campestri a Trinità d’Agultu

SAN PIETRO MARTIRE DA VERONA

Localmente chiamata Santu Petru, si trova nella località Lu Capruleddu, molto interessante dal punto di vista paesaggistico, e la si può raggiungere tramite una stradina che si diparte dalla provinciale per La Paduledda e Isola Rossa, all’uscita dal centro abitato di Trinità d’Agultu. La deviazione, sulla sinistra per chi proviene dal paese, è segnalata da un apposito cartello. L’architettura ricalca quella tipica delle altre chiese campestri della zona: una sola navata rettangolare, con tre campate delimitate da due archi. All’esterno il classico campanile a vela in posizione centrale. Secondo la tradizione orale locale, il primo impianto della chiesa risale alla seconda metà del Settecento.
Il simulacro di San Pietro fu sottratto furtivamente da una chiesa situata nell’antico villaggio medioevale di Vinyolas. Il trafugamento sarebbe stato conseguenza del fatto che i fedeli di Trinità d’Agultu e dintorni, recandosi alla chiesa vignolese, per la festa o per altri motivi, spesso ne erano impediti dal Rio Vignola in piena, con tutti i pericoli e le conseguenze del caso.

SANT’ANTONIO DI PADOVA

La chiesa di Sant’Antonio da Padova, si trova in una amena vallata, nella regione di Li Colti, non distante dal paese. Ad essa si arriva tramite una strada panoramica che si diparte da Via Grazia Deledda, oppure imboccando la deviazione sulla Provinciale per Aggius, a circa 1,5 Km dal paese di Trinità; questa deviazione è segnalata da apposito cartello. In questo caso ci si immette su una strada, stretta e tortuosa, ma sicuramente affascinante per il suo pittoresco paesaggio e, dopo aver superato la borgata rurale di Nigolaeddu si svolta ancora a sinistra, poco prima di un ponticello, quasi alla fine di una discesa. Dopo pochi minuti, si arriva ad un’ampia vallata circondata da alcuni rilievi collinari, al centro della quale spicca la sagoma della chiesetta rurale. Secondo la tradizione locale sarebbe stata costruita per ex voto da alcune famiglie del luogo. Incerta la data della sua edificazione, tuttavia era già esistente ai tempi dell’Angius (1835/40) e anche allora la festa si svolgeva il 13 giugno.
Nella sua struttura muraria sono ben evidenti tracce di restauri e ampliamenti avvenuti nel passato. All’esterno presenta una struttura rustica, in conci irregolari di pietra locale a vista mentre l’interno è perfettamente intonacato e imbiancato. La festa si svolge il 13 giugno e fra le sagre campestri di Trinità è sicuramente quella più frequentata: oltre i locali partecipano numerosi turisti provenienti dalla vicina costa; per l’occasione non mancano i personaggi caratteristici di tutte le sagre paesane: venditori di torrone, bibite e altri prodotti tipici sardi, e qualche musicista estemporaneo per rallegrare i convenuti.

SAN GIUSEPPE

Su un altopiano a circa 600 metri s.l.m. si trova la chiesa campestre di Santu ‘Jaseppa, alla quale si arriva dopo una strada tutta in salita che si diparte dalla provinciale Trinità-Aggius, in corrispondenza di un vecchio impianto per la produzione di calcestruzzo; l’accesso è segnalato da un apposito cartello. La chiesa, secondo la tradizione orale, fu costruita ai primi dell’Ottocento, ex voto di alcuni pastori abitanti nella zona; esternamente ha una struttura simile a quella delle antiche case rurali della zona; si distingue da esse per la presenza di contrafforti laterali, due per lato, in corrispondenza degli archi che sorreggono la volta.
All’interno, da rilevare la presenza di balaustre in legno, un altare a mensa in granito locale, collocato di recente, e l’altare a parete più antico dove in una nicchia con vetrata è collocato il simulacro di San Giuseppe; alla sua destra una teca racchiude una statua della Madonna. In un ambiente panoramico, reso ancora più suggestivo dalla presenza di alberi di leccio e pino, a poca distanza dalla chiesa, vi è il locale della suprastantìa che, oltre a curare i riti religiosi, e preparare il pranzo nel giorno della festa, provvede alla manutenzione della chiesa. In anni non propriamente recenti, molto attivi nell’organizzazione vi erano alcuni sopravvissuti all’affondamento del piroscafo postale Tripoli, silurato da un sommergibile tedesco, al largo di Capo Figari, il 18 marzo 1918.

SAN MICHELE ARCANGELO

La chiesa di Santu Migali sorge in uno spiazzo, sulla cima di una collina panoramica che sovrasta la borgata rurale di Tarra Padedda, abitata sino alla fine degli anni Settanta. Sul versante opposto un profondo canalone che culmina con il Monte Cuccaru, in passato, soprattutto nella prima metà del Settecento, famoso per essere stato il ricovero di molti fuorilegge. Uno di costoro trafugò la statua di San Michele da una chiesa medioevale esistente in prossimità dell’odierno centro abitato di Viddalba. Trasportato il simulacro nel proprio territorio si premurò subito di costruire una chiesetta. Lo scopo principale di tale atto era dovuto al fatto che allora vigeva il cosidetto “diritto d’asilo” nei luoghi sacri, per il quale chiunque fosse trovato nella condizione di braccato dalle forze dell’ordine, poteva godere dell’impunità rifugiandosi in una qualsiasi chiesa campestre. Solo la presenza della croce sul lato occidentale denota la sacralità dell’edificio; per il resto è perfettamente uguale alle tante costruzioni rurali della Gallura.
Sul lato rivolto verso Monte Cuccaru, addossato all’edificio a formare un tutt’uno con la parte dedicata alle funzioni religiose, vi è un pultigali utilizzato nei giorni della festa come cucina e per il pranzo sociale. Sul lato opposto si trova l’unico ingresso della chiesa. All’interno una navata divisa da un arco a tutto sesto. Sull’altare a muro, un nicchia con vetrata e portello in legno, recante la scritta MDCCCXCVIII (1898) contenente il nuovo simulacro di San Michele, ivi collocato negli anni Sessanta del secolo scorso.

SANTA MARIA DI VIGNOLA

La chiesa si trova a poca distanza da La Ghjunchizza, dove nel 1849 si svolse la cerimonia di l’abbrazzu fra i promessi sposi Pietro Vasa e Mariangela Mamia, descritta da Enrico Costa nella sua opera Il Muto di Gallura. È facilmente raggiungibile, imboccando la deviazione opportunamente segnalata, in località Lu Beccu, al km 39,2 della SP 90 Castelsardo-Santa Teresa Gallura; dopo aver percorso quasi 3 chilometri, e superato il ponticello sul Rio Vignola, fra gli alberi di olivastro, adiacenti la strada, si intravede la bianca struttura dell’edificio sacro. Le origini di questa chiesa si perdono nella notte dei tempi; compare nel documento dell’8 maggio 1117, con il quale Ittocorre, Giudice di Gallura, cede, alla Primaziale di Santa Maria di Pisa quattro chiese fra le quali vi è la ecclesiam sancte Marie de Vignolas.
La chiesa apparteneva alla primaziale pisana ancora nel secolo XIV, in quanto figura negli inventari delle proprietà della suddetta istituzione redatti, negli anni dal 1320 al 1368. Qualche secolo dopo, nell’Ottocento, l’Angius riporta che “presso Santamaria, chiesa grandetta e antica, che serve di parrocchia a’ vignolesi, sono vestigia di alcuni edifizii, e vuolsi vi abitassero i benedittini”. Allo stato attuale della conoscenza storica, si ipotizza nei suoi pressi la localizzazione della villa medioevale di Vignolas. È difficile stabilire la data di insediamento dei cassinesi, però sembra che fosse una filiazione del monastero logudorese di Simbranos e che sia stato abbandonato tra il 1450 e il 1453.

SAN GIOVANNI BATTISTA

Si trova nella regione Lu Colbu e fu costruita nel secolo scorso, grazie all’opera di privati, che donarono il terreno per la cappella e l’area della piazza e grazie ai fondi concessi da Pio XI, nell’ambito del programma di costruzione di alcune chiese per l’evangelizzazione degli abitanti degli stazzi. Fu consacrata il 9 maggio 1932 e la sua struttura non presenta elementi architettonici di rilievo, in quanto uguale alle altre fatte costruire da Pio XI. Molto interessante invece la sua dislocazione in mezzo ad alberi di leccio che forniscono un’ottima ombra per coloro che partecipano alla festa che si svolge il 23 e 24 giugno, la cui organizzazione è affidata ad un comitato permanente di circa 50, tutti abitanti del luogo. La chiesa è facilmente raggiungibile, immettendosi in una deviazione, opportunamente segnalata al km 35.6 della SP 90, Castelsardo-Santa Teresa Gallura e percorrendo un ulteriore chilometro circa.

altre chiese a Trinità d’Agultu

SANT’ORSOLA

SANTA BARBARA

  • San Pietro martire

    San Pietro martire

  • San Giovanni

    San Giovanni

  • Sant'Antonio

    Sant'Antonio

  • Santa Maria

    Santa Maria

  • San Michele

    San Michele

  • Santa Barbara

    Santa Barbara

  • San Giuseppe

    San Giuseppe

  • Sant'Orsola

    Sant'Orsola

Trinità d’Agultu

SAN PIETRO MARTIRE DA VERONA

La festa

La sagra di San Pietro martire si svolge il 29 aprile ed è preceduta dal vespro, la sera precedente.
Nella stessa chiesa, con uguale programma si svolgono anche la sagra di San Pancrazio, il 12 maggio, e la sagra San Francesco il 4 ottobre.

SAN GIUSEPPE

La festa

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